Ravenna, 2 ottobre 2026 – Crescere non è soltanto un obiettivo economico, ma una condizione necessaria per garantire benessere, occupazione, competitività e coesione sociale. La Romagna dispone delle competenze, delle imprese e delle energie necessarie: per continuare a crescere occorrono scelte strategiche, investimenti e capacità di costruire alleanze territoriali orientate al futuro. È il messaggio emerso dall’Assemblea pubblica 2026 di Confindustria Romagna, dal titolo “Crescere per vivere”, svolta al Pala de Andrè di Ravenna alla presenza di circa 300 persone tra imprenditori, istituzioni e autorità.
Dopo i saluti del sindaco Alessandro Barattoni e del Vescovo Lorenzo Ghizzoni, il presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi ha richiamato la necessità di affrontare con coraggio le sfide che interessano il sistema produttivo, dall’intelligenza artificiale all’indipendenza energetica e tecnologica (in allegato la relazione integrale).
Al centro dell’assemblea il confronto sui temi industriali, con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervistato dal giornalista Alberto Orioli, editorialista del Sole24Ore di cui è stato vicedirettore vicario. Di innovazione tecnologica ha parlato Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla SDA Bocconi, evidenziando come l’autonomia e l’indipendenza rappresentino oggi fattori decisivi per la competitività dei territori europei.
Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. “L’Emilia-Romagna ha una forza industriale, una capacità di innovazione e una vocazione all’internazionalizzazione che rappresentano un patrimonio straordinario per il Paese. Ma queste eccellenze stanno pagando un prezzo alto: sono ormai 30 i mesi consecutivi di calo della produzione industriale e sulle imprese pesano il costo dell’energia, delle materie prime e dei carburanti, in un quadro internazionale complesso. Serve una risposta forte e condivisa, a tutti i livelli. La Regione farà la propria parte, ma serve anche una politica industriale nazionale all’altezza della situazione. Con questo spirito abbiamo siglato con le forze economiche e sociali il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, per affrontare insieme le trasformazioni e sostenere imprese e lavoratori attraverso investimenti, innovazione, transizione e internazionalizzazione. E insieme alla competitività industriale dobbiamo rafforzare le infrastrutture. In Romagna c’è un oggettivo deficit infrastrutturale che indebolisce la capacità del porto di Ravenna, della manifattura e del turismo di contribuire alla crescita della regione e del Paese. Aver sbloccato il nodo di Bologna e aver messo in campo una nuova strategia aeroportuale è stato importante. Ora siamo impegnati con Ferrovie e Anas per fare lo stesso sulle infrastrutture di loro competenza”.
EXPORT, LA FORZA DELLA ROMAGNA CORRE SULLE MEDIE IMPRESE
Le medie e medio-grandi imprese si confermano il motore dell’internazionalizzazione romagnola. È quanto emerge dall’analisi condotta da Confindustria Romagna su circa 680 aziende associate, pari all’80% della base associativa, e presentata in Assemblea.
Nel 2025 il campione analizzato ha registrato una crescita del fatturato del 4,5%, che raggiunge circa 25 miliardi di euro, un incremento del margine operativo lordo del 5,5% e un aumento dell’export del 2,2%. I dati confermano un modello tipicamente italiano, fondato su imprese familiari, distrettuali e fortemente orientate all’innovazione.
Le aziende con un numero di addetti compreso tra 50 e 1.999 generano l’88% del fatturato export delle associate, mentre le imprese sotto i 50 addetti contribuiscono per il restante 12%. L’export rappresenta oggi circa il 21% del fatturato complessivo e coinvolge il 40% delle imprese associate, con punte di eccellenza nei comparti della meccanica e meccatronica, agroalimentare, chimica, energia, plastica e cantieristica.
“L’analisi dimostra che la capacità di innovare, la velocità decisionale e la qualità organizzativa consentono anche alle imprese di media dimensione di conquistare posizioni di leadership sui mercati mondiali – afferma il presidente Riciputi - In particolare, la soglia dei 50 addetti rappresenta spesso il passaggio decisivo per acquisire struttura manageriale e commerciale adeguata a sostenere percorsi di crescita internazionale. Per Confindustria Romagna la priorità è duplice: rafforzare la fascia delle medie imprese, vero cuore dell’export territoriale, e accompagnare le piccole aziende verso dimensioni e competenze che consentano di affrontare con successo i mercati esteri”.
LA ROMAGNA DEL FUTURO
Nel proprio intervento, il presidente ha richiamato anche la visione strategica proposta da Confindustria Romagna, che invita a considerare il territorio romagnolo come un unico ecosistema competitivo di circa un milione di abitanti, capace di valorizzare le proprie differenze attraverso maggiore integrazione e coordinamento.
“I numeri presentati oggi dimostrano che le imprese romagnole continuano a investire, innovare e competere anche in una fase complessa. Ma per crescere davvero serve una visione più ampia, quella proposta dal progetto Città Romagna: una piattaforma di collaborazione tra territori, imprese e istituzioni per affrontare insieme le sfide del capitale umano, dell’innovazione, delle infrastrutture e dell’attrattività. La competizione oggi non avviene più tra singoli ambiti comunali, ma tra ecosistemi territoriali. La Romagna ha tutte le caratteristiche per giocare questa partita da protagonista, se saprà fare sistema e parlare con una voce più forte e riconoscibile: ci confronteremo propositivamente con imprese, associazioni, istituzioni sui temi decisivi per il futuro del sistema produttivo e del territorio”.
L’Assemblea pubblica 2026 è stata anche l’occasione per celebrare i dieci anni di attività di Confindustria Romagna, nata nel 2016 proprio sulla spinta della visione di un sistema unico in un unico territorio.
Confindustria Romagna
Nasce dall'unione delle associazioni territoriali di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena.